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COSA SONO, DOVE SONO, QUANDO USARLE

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In ogni narrazione che si rispetti, sappiamo come gli elementi a cui rifarsi siano decine. Non c’è storia senza un protagonista (o più di uno) e un antagonista (che sia una persona o un concetto). Un contesto storico e sociale nel quale immergersi, un obiettivo da perseguire (che venga effettivamente raggiunto o meno).

Altri elementi, di più ampio respiro e non strettamente necessari ai fini della cronaca, sussistono comunque nella stragrande maggioranza delle storie. Un esempio ricorrente è la redenzione di uno tra gli antagonisti, che verrà convinto a cambiare fazione prima dello scontro finale in un conflitto solo in apparenza a senso unico. Oppure il cambiamento nel punto di vista, specie quando il racconto viene affrontato in prima persona.

Qual è, però, l’unico elemento pur secondario pressappoco sempre presente in un romanzo?

Sì, avete indovinato.

Le subplot costituiscono un elemento essenziale nello svolgimento di qualsiasi storia, pur non rientrando nei canoni da seguire per la costruzione della storia stessa. Un libro privo di subplot è un libro privo di pathos, monodimensionale. Che crea ed estingue il suo arco narrativo con le scelte del protagonista, le sue relazioni con gli altri personaggi. E questi ultimi, allora? Se sono parte fondante del romanzo in questione, ci si aspetta che non siano semplici pedine da manovrare a beneficio del primo, bensì che abbiano (ognuno di loro) una degna storia alle spalle.

 

 

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LE TIPOLOGIE

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 Le subplot possono essere di vario tipo, e suddivise in più livelli. Vediamone alcuni esempi per delinearne le caratteristiche, provando a svelare gli artifici maggiormente sfruttati da parte degli autori di successo.

 

 

  • Subplot a catena

 

Queste sono, per certi versi, tra le più comuni da affrontare. Rappresentano quelle catene di eventi che si intersecano tra loro, quelle vicende secondarie che si stratificano, passo dopo passo, fino a diventare la prossima main plot. Dopodiché, divenute ormai l’oggetto vero e proprio della narrazione, vengono soppiantate a loro volta da una nuova sequenza di eventi.

 

L’esempio più classico, come già riportato poco sopra, sono le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Pur essendoci un cambio nel punto di vista molto frequente (ogni paragrafo è dedicato a un personaggio diverso), esistono anche numerosi spunti da parte di personaggi in un primo momento marginali, ma che poi si riveleranno l’esatto opposto. Basti pensare a Ramsay Bolton e al modo in cui ci viene presentato: un semplice bastardo senza pretese, il figlio poco accomodante di Roose e poco più. Bastano pochi paragrafi nel loro arco narrativo, eppure, per invertire i ruoli dei due, e stabilire una nuova sequenza nella quale la subplot diventa irrimediabilmente parte della prossima main plot.

 

  • Subplot a scaletta

 

Sono, stavolta, tra le più complesse da identificare. Lì dove una subplot si esaurisce, una nuova è pronta a farne le veci… senza, tuttavia, agire da sostituta della main plot. Il “rischio” che si corre in tali contesti è quello di confondere le idee al lettore. Se al temine di una digressione, con la main plot ancora in corso d’opera, decidi di introdurre una seconda parentesi (che sia su un personaggio o sul mondo in cui lo stesso si muove)… devi essere sicuro che quest’ultima non venga a imbrigliarsi con lo svolgimento della nostra trama.

 

Un esempio può essere quello di Ready Player One di Ernest Cline, dove al filo logico principale (quello di Wade che parte alla conquista di Oasis) si affiancano numerosi passaggi “di nicchia”, che tuttavia rendono senza dubbio più godevole la lettura (come i numerosi momenti in cui lo stesso Wade divaga col pensiero su tutti gli arcade di vecchia generazione situati in un ambiente pure all’avanguardia). Ma le subplot non si accumulano: una termina, un’altra si apre. E allora, dalle avventure con il migliore amico (mai incontrato di persona, conosciuto tramite realtà virtuale) e le missioni con la coppia di “colleghi” giapponesi, ecco che l’autore crea un binario percorso a targhe alterne, con momenti di riavvicinamento alla trama principale e altri che la ignorano per concentrarsi su tutt’altro.

 

  • Subplot fantasma

 

Infine, abbiamo queste. Le subplot fantasma, quelle che in realtà hanno sempre fatto parte della storia principale, ma si “mascherano” per non darlo a vedere prima del tempo. Sono molto comuni in gialli, thriller e noir, ma non poco sfruttate anche in generi di più ampio respiro. La particolarità comune è quella di risultare “invisibili” agli occhi degli ignari lettori, rivelandosi in tutta la loro interezza soltanto in un momento clou di molto posteriore agli albori della trama principale. Non è raro vedere questo tipo di subplot sviluppate in una serie di volumi, anziché in un romanzo autoconclusivo. Non solo. Possono addirittura fare da tramite per eventuali sequel, favorendo una comprensione su ampia scala di eventi di cui si è narrato nei libri precedenti.

 

Come dicevo poco su, vengono sfruttate molto spesso nei gialli. Ma esistono eccezioni in ogni genere: un esempio sul quale possiamo focalizzarci è il personaggio di Crosta in Harry Potter. “L’animaletto domestico di seconda mano, come tutte le altre cose di Ron”, appartenuto un tempo a suo fratello Percy, l’inutile topo privo di un dito sulla zampa anteriore. Nei primi due libri della saga, Crosta è questo: un semplice orpello privo di particolare rilievo. E invece. Si scoprirà essere Peter Minus, l’animagus che aveva ultimato la messinscena della sua morte trasformandosi in un topo a tempo pieno, così da sfuggire ai Mangiamorte che credevano avesse tradito la fiducia del loro padrone. Proprio Peter Minus darà vita a una subplot che si fonde a riprese alterne con la storia principale, rivelandone dettagli rimasti fino a quel momento sconosciuti.

 

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UNA, NESSUNA O CENTOMILA?

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Il focus sul protagonista/i è indubbiamente una costante a cui attenersi, nello svolgimento della nostra trama. Ma non bisogna compiere un errore fatidico: ridurre TUTTO il romanzo a un monologo tra il personaggio principale e le sue molteplici tappe. La psicologia del protagonista, chiaro, costituisce un elemento preponderante della narrazione. Ciò non significa, tuttavia, che ogni evento debba ruotare attorno a lui/lei.

La trama del romanzo non si esaurisce con le vicende dei suoi principali indiziati. Se si vuole catturare l’interesse del lettore, bisogna anche costruire un’intelaiatura che supporti i protagonisti, senza però invaderne lo spazio. Le cosiddette subplot, sidestories, come ci piace chiamarle. Un esempio fulgido di tale concetto? L’intero sviluppo di Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco altro non è che un enorme susseguirsi di subplot portate all’estremo, le quali arrivano addirittura a “spodestare” la trama principale man mano che vengono sviluppate… per poi essere sostituite a loro volta dalla prossima.

 

È necessario fare in modo che le subplot si sostituiscano alla trama vera e propria? No.

È consigliato svilupparne almeno un paio nel nostro arco narrativo? .

 

I motivi sono molteplici. Innanzitutto, come già detto, per non rendere il romanzo monotematico. Magari avrai creato il miglior protagonista possibile tra tutti i protagonisti a cui potresti dar vita… ma resta il solito problema di fondo: la narrazione sarà troppo lineare. Conoscere vita, morte e miracoli dei protagonisti – alla lunga – finisce per annoiare il lettore. Se non altro perché si aspetta che il focus vari, a riprese alterne, non solo sui protagonisti ma pure sul mondo che vivono, sui personaggi secondari (o anche terziari) che sono coinvolti nelle stesse vicende dei primi.

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