Antonius Block: Chi sei tu?
Morte: Sono la morte.
Antonius: Sei venuta a prendermi?
Morte: È già da molto che ti cammino a fianco.

 

LE RADICI DEL MITO

 

Tra le innumerevoli creature partorite dall’immaginario collettivo, una delle più diffuse (e temute) è senz’altro La Morte Personificata, o Il Grim Reaper. O ancora Il Sinistro Mietitore, l’Anima Oscura che minaccia di porre una fine immediata alle nostre vite. In quante salse lo abbiamo conosciuto? Più di quante ne possiamo alzare sulle dita di una mano. E si trascina tutt’oggi addosso le peggiori maldicenze da parte dei più.

Giustificate?

Al di là dei preconcetti (dovuti in larga parte all’aspetto minaccioso di cui si riveste) il Triste Mietitore non può essere definito un’entità malvagia. Se mettiamo da parte le superstizioni popolari, spulciando nelle vicende del mito è facile accorgersi di come il suo allineamento risulti Neutrale Puro (volendo usare un gergo alla D&D). Tradotto per chi non ha mai ruolato in vita sua: è un’entità neutra, né buona né cattiva, che adempie al suo compito (traghettare l’anima dei vivi nell’Oltretomba, quando il loro ciclo vitale è terminato) con un rigore inflessibile, che trascende qualsiasi altro avvenimento fisico. Un Caronte dei nostri giorni, insomma. Colui (o colei) che esegue il mandato, e non il mandante.

 

Perché lo definiamo Mietitore.

 

Per via della falce che lo accompagna. Ci avreste mai scommesso? Al di là delle facili battute, la falce è spesso dipinta come un prode prode compagno di viaggio (l’unico, per meglio dire) negli spostamenti del Triste Mietitore tra il nostro mondo e l’Aldilà. La peste bubbonica scoppiata in Europa a cavallo tra il XIV e il XVII secolo ha accompagnato la diffusione negativa della sua figura, rendendolo una sorta di marchio indelebile di un periodo in larga parte già pregno di stenti.

Certo, non sempre viene presentato come un ammasso di ossa che vagabonda in mezzo ai cadaveri. Altre volte prende le fattezze di una bellissima donna, che si presenta indossando una tunica immacolata… il cui tocco, tuttavia, induce il trapasso immediato. Ma di testimonianze ne abbiamo molte , e sono altrettanto interessanti.

 

Cosa si cela dietro il triste mietitore

 

Attingere ai miti del mondo greco/romano è da sempre prerogativa valida per qualunque leggenda che si rispetti.

Del Culto di Thanatos (altrimenti detto Culto dei Morti) è impossibile non aver sentito parlare. Seguendo la mitologia greca, Thanatos viene considerato una vera e propria personificazione della Morte, fratello gemello di quell’Hypnos che invece dominava il Regno del Sonno. Le fattezze di Thanatos sono spesso vaghe, essendo rappresentato in molteplici modi a seconda delle circostanze: un vecchio barbuto dotato di ali da pipistrello, un marmocchio dalla pelle scura come il carbone, un uomo dal viso smunto, quasi scheletrico, occhi socchiusi e una lunga falce tra le mani.

Delle Parche (o Moire, che dir si voglia, seguendo la mitologia in cui ci immergiamo) dubito serva fare alcuna introduzione. Le tre bisbetiche zitelle (Morta, Nona e Decima) che filavano il destino di tutti gli uomini. Recidere il filo del malaugurato significava condannarlo all’oblio, gettandolo dal dirupo della vita vissuta. Le decisioni delle Parche venivano considerate immutabili: nemmeno gli dèi godevano del potere di contrastare le scelte del trio. In questo caso nessuna falce. Delle forbici, semmai.

Affidandoci alle Sacre Scritture, il Triste Mietitore assume una forma molto più stilizzata. Ne abbiamo un chiaro ragguaglio nel Nuovo Testamento, dove numerose sono le allusioni della vittoria di Cristo sulla Morte, e tale concetto viene quindi relegato a “periodo transitorio” tra un lungo sonno e l’imminente risveglio del messia. Nondimeno, la tradizione Cristiana conserva l’immagine degli Angeli della Morte. Sono Michele e Samaele. Uno buono e uno malvagio. E, se andiamo a ritroso nelle Sacre Scritture, incamminandoci tra le parentesi del Vecchio Testamento… ecco che Morte ci appare come uno dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse, portatori della punizione divina nell’estremo conflitto tra il Bene e il Male.

In chiave moderna, riconosciamo un fulgido esempio esportato dal Sol Levante: il mito degli Shinigami. Se nella mitologia occidentale (almeno in quella più recente) il Triste Mietitore è considerato un vagabondo solitario… dal Giappone si dipana una storia diversa: i mietitori sono molteplici, dèi minori che vagano indisturbati per il nostro mondo raccogliendo le anime di coloro per i quali non è mai stato celebrato un rito funebre. Un culto, quello degli Shinigami, che non sembra affondare le sue radici nelle tradizioni giapponesi del passato, rifacendosi bensì alla cultura di matrice cinese (come spesso accade).

 

 

Quali riscontri abbiamo del triste mietitore?

 

Nelle pellicole cinematografiche (ma potremmo estendere il discorso a qualunque ambito attinente al grande schermo, poco ma sicuro) bisognerebbe sforzarsi per non trovare molteplici riscontri della Morte Impersonificata.

Il Settimo Sigillo resta una pietra miliare del genere Apocalittico, nonché una delle più innovative rappresentazioni nel ramo televisivo del Triste Mietitore. Magistrale è la partita a scacchi orchestrata tra il cavaliere di ritorno dalle Crociate in Terra Santa (Antonius Block) e la Morte, di passaggio per trascinarlo con sé nell’Oltretomba. Emblematica la scena conclusiva, con la danza macabra che fa da preambolo al trapasso ormai imminente dell’intero gruppo.

Questa è la mia mano, posso muoverla, e in essa pulsa il mio sangue. Il sole compie ancora il suo alto arco nel cielo. E io… Io, Antonius Block, gioco a scacchi con la Morte. (Antonius Block)

Molto apprezzata (almeno dal sottoscritto) anche la trasposizione digitale dei Cavalieri dell’Apocalisse nella serie di Sleepy Hollow. Dove il Cavaliere della Morte rientra perfettamente nei canoni sopra menzionati.

Veniamo alla controparte cartacea.

Per quanto riguarda l’impatto nel mondo della letteratura, voglio presentare due casi contrapposti. Il primo è un classico, uno di quei racconti che se non hai ancora letto ti consiglio caldamente di rimediare: La Mascherata della Morte Rossa, by Edgar Allan Poe.

Di colta si riconobbe indubbiamente la presenza della Morte Rossa, la quale a guisa del ladro era venuta di notte. E tutti i convitati l’un dopo l’altro caddero nelle sale dell’orgia, inondate di sanguigna rugiada; ed ognuno spirò, e si giacque nel disperante atteggiamento della propria caduta…

La figura che ci viene presentata dallo scrittore statunitense è quella di un Mietitore astuto, silenzioso, che anziché discendere dall’alto annunciando come un tuono il proprio arrivo sfrutta la negligenza degli uomini per fare di loro sue prede.

Di diversa marca è invece quello propinatoci da Terry Pratchett, con il suo Fantasy Comico che annovera romanzi quali Morty l’Apprendista e Il Tristo Mietitore. Uno stile contrapposto a quello orrifico e quasi subdolo di Poe, dove – di nuovo – il nostro personaggio si confonde tra gli umani, ma lo fa cercando di carpirne le abitudini, sviluppando pian piano parte del carattere di quelle che dovrebbero diventare sue prede.

 

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