Ninna nanna, ninna oh


Questo bimbo a chi lo do?


Lo darò all’Uomo Nero


Che lo tiene un anno intero.

 

LE RADICI DEL MITO

 

Alzi la mano chi non ricorda questa semplice filastrocca. Una filastrocca mandata in loop da generazioni di genitori per tenere buoni i marmocchi che non volevano saperne di mettersi a nanna. E, magari, per evitare che i loro capricci sfociassero in un “resto sveglio tutta la notte per dispetto”. Basta un se non dormi viene l’uomo nero! e, poveri bimbi, altro che film dell’orrore!

Il Boogeyman, non lo scopriamo certo oggi, è un classico di ogni creepypasta che si rispetti. La leggenda dell’uomo nero viene tramandata da secoli, di continente in continente, arricchendosi pian piano degli aneddoti più macabri e tormentosi. C’è chi disposto a giurare sulla propria vita di essere incappato in uno di loro da bambino, e chi – invece – farebbe carte false pur di combinare un incontro con l’orrido figuro.

Eppure, cosa sia un Boogeyman è ancora motivo di discussione.

La descrizione di un Boogeyman tende a variare a seconda del contesto in cui ci inseriamo. Viene descritto in molteplici modi, rivestendolo ogni volta di un’aura solitaria, vagabonda. A volte viene addirittura confuso con altre figure del mito. Guardiamo, ad esempio, i canoni del cosiddetto Incubus: un demone che si ciba dei tuoi sogni, lasciandoti intrappolato in un labirinto che si dipana attraverso incubi ricorrenti.

Come spesso succede nelle leggende popolari, i punti di contatto tra un modello e l’altro si assottigliano. A volte, così tanto da renderli alla stregua di sinonimi: gemelli delle ore tarde, irremovibili compagni che si fanno specchio delle nostre paure più recondite. Esseri demoniaci, mostri dalle sole sembianze umane… e forse nemmeno quelle, visti i lunghi artigli affilati di cui fanno sfoggio. Creature dalle fattezze labili, evanescenti. Ombre a cui non si può associare una forma tangibile, che fanno capolino nella mente del malcapitato e ne forzano la mano, rivoltando un bellissimo sogno in un incubo terrificante. Cibandosi delle nostre angosce… e, se sei sfortunato, non solo di quelle.

 

cosa si cela dietro il boogeyman

 

Tutte le leggende, racconta il vecchio saggio, traggono origine da una storia vera. Sarà mica il nostro caso?

Se vi aspettate di trovare testimonianze dell’esistenza dei Boogeyman… hey, proprio di un’utopia non stiamo parlando! A conti fatti, diverse deposizioni ci raccontano episodi “spiacevoli”, per dire il meno. Credete siano solo di marca recente, e quindi bufale certificate? Ebbene, anche in questo caso non è proprio così. Fin dal XII secolo ci giungono scritti che trattano nei minimi particolari di incontri con un Boogeyman. Che poi si rivelino il parto di una mente malata o la prova certa di un incontro con il soprannaturale, non ci è dato saperlo!

Nel Folklore, com’è scontato che sia, tali vicende ci raccontano di protagonisti simili in ambienti diversi.

Oltre al Boogeyman più classico, quello di matrice anglosassone (la famosa ombra sotto il letto, il manifesto delle tue paure che punisce i marmocchi disobbedienti) possiamo riscontrare una vasta gamma di personaggi delineati in modo analogo, ma non troppo. Il Coco e la Cuca, parenti stretti dell’America latina, ci ricordano come il mito non è una prerogativa di un’etnia, e la sua forza cresce anzi a dismisura nei popoli che ancora si dilettano nella sottostimata pratica del “racconto attorno al fuoco”.

Mentre l’Hombre del Saco, il suo corrispettivo esplicitamente spagnolo, arriva a perdere i connotati della “creatura soprannaturale” e affonda invece le sue radici in soggetti di cui la veridicità storica non è compromessa: estranei incappucciati che – tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo – si aggiravano attorno agli orfanotrofi più disastrati, nella speranza di posare le mani sui bambini che non si sottomettevano al volere degli adulti (e mi fermo qui, perché ci sarebbe molto altro di cui narrare… ma non è questo il tempo né il luogo, credetemi).

 

 

Quali riscontri abbiamo del boogeyman?

 

Nel mondo della letteratura e dello spettacolo, per quanto uno potrebbe aspettarsi il contrario, la figura del Boogeyman non è affatto sfruttata fino all’esaurimento. E tanto potenziale ancora racchiude nei suoi artigli da spauracchio.

Se volgiamo lo sguardo alle pellicole cinematografiche, è indubbio come quest’ultime si concentrino in modo particolare sull’aspetto onirico, presentandoci un Boogeyman che agisce in prima battuta servendosi del mondo dei sogni. Ne avevamo già parlato, no? Consideriamo il Freddy Krueger di Nightmare. Può essere vista come un’entità a cavallo tra un Boogeyman (nella sua accezione anglosassone) e un più tradizionale Incubus. Un viaggiatore nel tempo a ogni battito di palpebre. Insomma, una di quelle entità che faresti volentieri a meno di conoscere in prima persona.

Altre pellicole giocano invece sull’ironia, o almeno una presunta tale. Men in Black è una fulgida riprova di tale categoria, inquadrando come protagonisti quelli che potremmo altrimenti considerare suoi antonimi. Chi mai si scorderebbe degli “uomini in nero che scacciano l’uomo nero”, dopotutto?

La figura del Boogeyman langue anche nelle trasposizioni letterarie (a tal proposito, indovinate chi ne ha tratto spunto nel suo romanzo?)

Tra i casi più di spicco, possiamo menzionare le numerose creature amorfe di cui si vanta la saga di Piccoli Brividi. Ricamare sopra le leggende popolari è uno dei punti di successo della serie fin dagli albori… ma, di nuovo, spesso i personaggi presentati dal genio di R. L. Stine raccolgono in sé aspetti ravvicinabili al classico Boogeyman, andando però oltre i canoni tradizionali dello stesso per sfociare in tutt’altro.

Un altro esempio a me caro è il Mietitore di Terry Brooks nel ciclo di Shannara. Le fattezze del personaggio, stavolta, sono molto più simili al Boogeyman della tradizione: una figura schiva, taciturna, il freddo omicida (demone o meno, passa in secondo piano) di cui tutti sospettano l’esistenza… e, pure al netto di tutto ciò, nessuno riesce mai a vederlo, sentirlo, braccarlo. Fin quando non è troppo vicino. Rendendo altrettanto prossimo lo scoccare della tua ora. Anche in quel momento, anzi, pur manifestando i suoi connotati bestiali, conserva la stessa riservatezza di ogni altro incontro.

Ma voglio esprimere un ulteriore parere: chi dice che l’Uomo Nero debba per forza sublimarsi in un’entità soprannaturale? Quello del Boogeyman mi sembra corrispondere anche all’identikit dell’assassino in Angeli&Demoni. Il perseguitatore dei cardinali che si macchia di numerose atrocità, agendo nell’ombra dall’inizio alla fine della narrazione. La figura del sicario solitario, ecco. Quanti giochi di ruolo hanno fatto le loro fortune grazie a tale personaggio? Per non parlare del mercato videoludico (Assassin’s Creed, The Elder Scroll e molte altre saghe). Più Boogeyman di così?

 

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