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MUOVERE I PRIMI PASSI NELL’AMBITO DELLA SCRITTURA CREATIVA

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In molti sostengono che la fase più difficile della scrittura sia quella di… scrivere, per l’appunto. Narrare una storia si rivela spesso un’impresa titanica, per via dell’enorme mole di tempo e dedizione richiesta. Scrivere ogni giorno, scrivere tre o quattro volte a settimana, scrivere tutte le sere oppure svegliarsi alle sei del mattino per gettare su carta delle idee ben sviluppate.

Difficile dar torto a chi la pensa così. La perseveranza è l’unica qualità che non deve mai mancare, nell’aspirante scrittore, per portare a compimento la propria opera. Ore e ore di abnegazione verso un romanzo che non si sa se vedrà mai la luce, se verrà apprezzato dai lettori, o addirittura se ne avrà, di lettori.

Eppure, la complessità di un’opera non si misura con così poco.

Prima della scrittura in sé per sé (molto prima, oserei dire) esiste altro di cui occuparsi. Altro che, a dispetto delle premesse, è altrettanto se non addirittura più faticoso del processo di scrittura. Perché quest’ultima non è qualcosa che possiamo applicare al nostro foglio elettronico di getto. No. C’è tutta una fase di programmazione dietro. E, con “programmazione”, non intendo soltanto il “pianificare la prossima mossa”. Esistono autori che preferiscono concentrarsi dal principio su ogni singolo dettaglio. Altri che lasciano fluire la loro immaginazione nel testo in modo innato, senza l’ausilio di canovacci di sorta.

Tuttavia, entrambi hanno una caratteristica in comune: l’origine e la meta del viaggio, nonché il messaggio che si vuole convertire nella lettura. Non ci è dato giudicare quale approccio sia quello “da seguire” (per quanto, va detto, tra i romanzi scritti “di getto” troviamo della vera e propria spazzatura con una frequenza ben maggiore). Nonostante ciò, è necessario riconoscere alcuni degli elementi che rendono un libro degno di essere letto.

 

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RAPPORTO TRA LETTURA E SCRITTURA

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Quando si parla di “uno scrittore è sempre dapprima un appassionato lettore” non lo si fa per sentito dire. Principalmente perché, chi non legge con una certa regolarità, non è in grado di accorgersi dei pattern che distinguono il preludio di una buona storia da una cattiva. E sì, spesso e volentieri il lettore si rende conto fin dalle prime pagine se il romanzo vale la pena di essere esplorato o meno.

Perché?

Il voglio-essere-scrittore-ma-non-mi-piace-leggere è una figura purtroppo non così rara, ai nostri giorni. Ed è uno degli elementi che ne frenano la crescita a livello professionale. Non si legge per diventare più eruditi (potrebbe essere un’idea, comunque) ma anche e soprattutto per comprendere il linguaggio letterario, quello che i lettori vogliono riscontrare nelle tue opere. Non un usa e getta sì ricco di vocaboli colti, bensì parole in grado di suscitare emozioni.

Per quanto risulti difficile esplorare un contesto così ampio con la prospettiva di ricercare nuove idee, o anche con l’intenzione di scoprire la validità di una storia, è bene ricordare che i vecchi proverbi sono da sempre dispensatori di verità. L’abito può fare il monaco, e lo stile non è meno importante del resto.

Creare una storia coinvolgente significa – tra le altre cose – innescare la curiosità nel lettore. Per farlo, c’è bisogno di quella che potremmo definire tensione. Tensione nei confronti non del presente, bensì del futuro immediato. Narrare non di quello che è, bensì di quello che sta per succedere. Non di quello che era, bensì di come le cose sono cambiate al momento del confronto tra i vari personaggi. E lo si fa toccando le giuste corde, creando immagini pregne di parole implicite, mai pronunciate eppure dall’effetto sobillante.

 

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I PRINCIPALI PARAMETRI A CUI ATTENERSI

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  • Originalità

 

Com’è scontato che sia, un romanzo per ritenersi leggibile deve godere di un suo “essere atipico”. Questo non è un dato fondamentale, e gli scaffali sono pieni di storie godibili ma non esattamente originali. Questo perché sfruttano i loro punti di forza per compensare a una trama non di primo pelo, donando brio al lettore e alimentandone le aspettative pagina dopo pagina, senza anticipare il finale di una determinata scena prima che esso si realizzi sotto i loro occhi (leggere paragrafo precedente per cogliere il riferimento).

 

L’originalità di un libro, comunque, è un fattore da non trascurare. Perché è qualcosa che lo pone al di sopra dell’ottimale anche al netto di eventuali difetti. Il motivo è presto detto: se hai scritto qualcosa che non è mai stato scritto prima d’ora, non devi preoccuparti di sbaragliare una concorrenza che non c’è. Questo non significa che la forma conti poco – ovvio – ma è un elemento da tenere bene in considerazione. Il fattore novità è spesso un cruccio sopravvalutato dai più. Ma, quando riesci a porlo in perfetta adeguazione con la storia di cui stai narrando, sarà anche il tuo miglior pregio.

 

 

  • Scorrevolezza

 

Un altro canone da sfruttare è quello dello stile, come già detto. Esistono numerosi stili a cui puoi avere accesso durante la stesura di un romanzo. È importante, però, non variare dall’uno all’altro nel corso dello stesso arco narrativo. Elegante e cruento vanno a braccetto di rado, per dirne una. Esistono le ovvie eccezioni (guardiamo ad esempio i romanzi della Rice) ma i mix vanno sapientemente gestiti, ed è sconsigliato soprattutto per un autore esordiente cercare di fare altrettanto.

 

Tralasciando di nuovo la parte grammaticale della prima stesura, chiediti questo: la storia è narrata attraverso gli occhi di uno o più personaggi? Quante biforcazioni esistono che divergono dalla storia principale? Servono ad allontanare o ad avvicinare il lettore alla conclusione dell’opera? Il mondo che hai creato deve essere un mondo in continua evoluzione, ma non per questo bisogna renderlo un garbuglio di filoni che vanno in contrasto l’uno con l’altro, senza mai condurci sulla retta via. Evita di disperdere le nozioni che vuoi raccontare, e fai sì che l’attenzione del lettore sia sempre mantenuta viva.

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