In ogni cimitero c’è una tomba che appartiene ai Ghoul. (…) Se in un cimitero noti una tomba che sembra il bersaglio di vandali da strapazzo, quella è la Porta dei Ghoul. E se quella tomba ti fa desiderare di essere in qualsiasi altro posto, quella è la Porta dei Ghoul.

Neil Gaiman.

 

LE RADICI DEL MITO

 

Tra i vari mutaforma di cui possiamo fare menzione, la figura del Ghoul è senza dubbio quella maggiormente ambigua agli occhi dei più. La definizione stessa di Ghoul è stata spesso oggetto di cocenti dibattiti, viste le risicate testimonianze a cui possiamo appellarci per risolvere il mistero di questi macabri abitatori del crepuscolo.

Le uniche certezze che possiamo brandire durante l’indagine sono due nozioni: la forma umanoide con cui si presentano ai nostri occhi, nonché il loro essere diurni. Li conosciamo a volte nei connotati di demoni minori – sfoggiando il tipico aspetto fisico di una persona emaciata, dai lineamenti affilati, utile per confondere gli individui che li avvistano in lontananza – altre volte dotati di fattezze animali, e quindi schivi quanto le bestie che popolano il deserto.

Il deserto, per l’appunto. Universalmente riconosciuto come l’habitat più congeniale alle loro caratteristiche. Non è un mistero vederli associati ai più scaltri violatori di tombe e profanatori di cadaveri. Le abitudini alimentari dei Ghoul spaziano da un estremo all’altro: facile identificarli come spietati avvoltoi della carne umana, ma quando c’è moria di corpi da predare arrivano addirittura al cannibalismo. Il sapore dei Ghoul viene considerato disgustoso, ma pur sempre fonte di nutrimento. Non sentono comunque necessità di cibarsi in modo regolare, vista la biologia interna dissimile rispetto a quella degli esseri umani. Capacità rigenerative di vario tipo vengono infatti spesso associate ai Ghoul, soprattutto quando in prossimità di una fonte di cibo su cui banchettare. Grazie al metabolismo rapido di cui sono dotati possono accelerare il processo di rimarginazione dei tessuti, che subiscono degenerazioni fisiche ogniqualvolta si nutrono di cadaveri invece di ingerire carne fresca.

Altre volte – anziché demoni, e pur conservando in larga parte le caratteristiche fisiche di cui sopra – i Ghoul vengono dipinti come una sottospecie di Vampiri. Prendiamo Hellsing: nella narrazione di Alucard, i Ghoul si tramutano in servitori dei Purosangue. Vampiri privi di una volontà propria, che diventano cenere quando trafitti.

Beh, che dire. I nostri Ghoul non sono propriamente rinomati per i loro alti valori morali.

 

i ghoul tra arabia e europa

 

La figura del Ghoul, a dire il vero, nasce facendo leva sulle tradizioni di stampo pre-islamico. La cultura arabica ci presenta infatti il cosiddetto al-ghūl, una parola che… guarda un po’, deriva da un termine di cui ci si serve per indicare il vampiro cecoslovacco. Una conferma in più del fatto che Ghoul e Vampiri condividono molte superstizioni, e per questo talvolta vengono addirittura confusi l’un l’altro.

Il Ghoul arabo è però un Djinn, non un Vampiro. Un’entità mutaforma per metà uomo e per metà demone, che vaga per le dune del deserto e assume le sembianze di molteplici creature per compiere le sue nefandezze. Entrando più nel dettaglio, i Ghoul delle leggende islamiche sono in larga parte conosciuti come Ghūl, di sesso esclusivamente femminile, che affondano le loro radici storico/culturali nel contatto tra i beduini arabi con le civiltà mesopotamiche. Creature che assumevano le sembianze di un’avvenente donna per attirare nel deserto il malcapitato avventuriero di turno, dove veniva poi trucidato in malo modo e reso cibo per i cadaveri ambulanti che abitavano le dune.

Basti considerare il contesto sociale e ambientale in cui versavano al tempo i territori dell’Islam. Le donne, considerate in tutto e per tutto sottomesse al genere maschile, diventano qui l’incarnazione dei peggiori incubi degli uomini. Tra mito e realtà, per l’appunto.

 

 

Quali riscontri abbiamo dei ghoul?

 

Il mondo del cinema, in larga parte, difetta di fulgide rappresentazioni del nostro mutaforma demoniaco. Ma restano molteplici i riferimenti e i camei, come nell’ononima serie animata Tokyo Ghoul, dove ci si focalizza in particolar modo sul conflitto interiore sono umano – non lo sono? di questi ultimi. Una condizione vissuta per lo più al pari di una malattia, anziché come preludio a un delirio di immortale onnipotenza. Giocando sulla psiche dei personaggi nei modi più impensati.

Altra trasposizione interessante è la miniserie horror indiana Ghoul (titolo non proprio originale, tocca ammetterlo) composta da tre miseri episodi e girata in prima istanza per essere un lungometraggio. Parte da uno scenario distopico-moderno, coinvolgendo dapprima la frenesia antidemocratica di un paese in rovina, per sfociare poi nell’elemento paranormale che alimenta i suoi tratti più spiccatamente horror.

Nella letteratura moderna, sappiamo che le creature del mito tendono spesso a confondersi tra loro fino a sublimarsi in forme dalla spiccata originalità (talvolta anche eccessiva). E i Ghoul, lo abbiamo già detto, restano tra le figure più ambigue della storia recente e passata.

Questo non significa che siamo a corto di esempi: in Il Figlio del Cimitero di Neil Gaiman (conosciuto per il ben più famoso American Gods) troviamo un’ambientazione degna della Sposa Cadavere di Tim Burton, ma soprattutto… non uno, ben due Ghoul dal cognome importante!

Cosa dire dei classici. Non sono stati tantissimi a cimentarsi nella lettura de Le Mille e una Notte, ed è in parte comprensibile, vista la mole del tomo (c’è da godere di ogni singola pagina, tuttavia). Soffermiamoci su un dettaglio spesso trascurato anche da quei pochi: nel racconto Storia di Sidi-Nouman, un personaggio compare nelle vesti di chi disseppellisce cadaveri per poi cibarsene in un secondo momento. Vi ricorda qualcosa?

Meno classico, ma nemmeno tra le sue esposizioni più recenti, è il Ghoul di stampo Lovecraftiano. Membri di una razza notturna che vivevano nell’entroterra, esseri umani tramutati col tempo in quelli che – dalle molteplici descrizioni che troviamo – potrebbero essere ritratti in modo analogo ai Falmer della celeberrima saga di The Elder Scrolls. Indovinate un po’ cosa ne ha causato la metamorfosi da umani in Ghoul? Azzeccato: ancora una volta, l’abitudine a cibarsi di cadaveri della propria specie.

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