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APPROCCIO#1: PARTIRE DAI PERSONAGGI

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Molti dei consigli che vengono dispensati più spesso (da parte di autori di successo, recensori di testate giornalistiche importanti e così via) riguardano l’aspetto caratteriale dei personaggi. Il tuo libro non può risultare “godibile” a meno che non lo siano anche i protagonisti dell’avventura, giusto? Delineare il loro profilo PRIMA di cimentarsi nell’esposizione della storia è senza dubbio un passo importante per non rischiare di creare un mondo intrigante vissuto con gli occhi di un salumiere di periferia. A chi interessa conoscere la sua storia? A meno che non sia un agente della CIA sotto mentite spoglie, difficilmente ci stuzzicherà l’idea di leggere le sue vicende. Con le dovute eccezioni, che non si negano a nessuno, ma penso che il concetto sia chiaro.

I personaggi da cui partire non sono necessariamente i protagonisti della nostra avventura. Se il prologo del romanzo verte sull’immagine dell’antagonista, o anche di elementi che si paleseranno secondari nel continuo della storia, è bene caratterizzarli fin da subito in modo tale da renderli “accattivanti”, così da invogliare il lettore a proseguire nello sfogliare le pagine del libro. È comunque consigliato agire allo stesso modo con i protagonisti principali, che costituiranno – di fatto – il punto di vista cardinale delle peripezie in via di sviluppo.

Qual è il modo migliore di caratterizzare un personaggio? Ritengo sia necessario passare attraverso due fasi. Innanzitutto, deve essere genuinamente interessante. Con “interessante” mi riferisco al suo carattere, il suo modo di porsi. Deve godere di tratti distintivi diversi da quelli di chiunque altro, così da associarne subito il nome a “quello lì che…”. Deve innescare nel lettore un meccanismo che lo renda trepidante, in attesa di scoprire come reagirebbe tale personaggio in una determinata situazione. Quindi, bisogna associargli un ruolo chiaro e coinciso. No ai personaggi eclettici a 360 gradi. Ognuno deve essere costruito con uno scopo specifico. Cos’è che rende Harry Potter… Harry Potter? Non certo le sue qualità da giocatore di Quidditch, o il suo non-talento nel miscelare pozioni. Esiste un motivo se tutti si rivolgono a lui in un certo modo, al di là della sua caratterizzazione secondaria.

Avendo tra le mani i nostri personaggi sarà poi facile creare attorno a loro un mondo che li calzi su misura. Uno che li faccia brillare di luce propria, o che metta in risalto le loro mancanze.

 

 

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APPROCCIO#2: PARTIRE DAL MONDO

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Altro metodo, forse abusato dagli emergenti e dagli scrittori alle prime armi ma non necessariamente fallace, è quello di intessere la trama del proprio romanzo non attorno alle vicissitudini dei protagonisti, bensì sulla meticolosità del mondo che vi viene presentato. Questo succede in modo particolare quando ci spostiamo sulle sponde del Fantasy, nel quale spesso e volentieri l’azione si svolge in una realtà del tutto differente da quella attuale. Di conseguenza, è necessario non solo sviluppare il profilo dei nostri imberbi viaggiatori, ma anche e soprattutto la mappa del territorio dove questi ultimi andranno ad avventurarsi.

Le problematiche diventano qui molteplici. Nel caso stessimo lavorando (come menzionato poco sopra) su un impianto fantastico, la prima cosa che dovremo curare sono le razze che abitano quel mondo. Che siano i classici orchi ed elfi oppure nefilim e spriggan. Individuare le caratteristiche comuni non dei singoli individui, bensì dell’etnia a cui appartengono. Quali sono le loro tradizioni, i loro usi. Religione e spiritualità. Di cosa si cibano, e spendere qualche ora a preoccuparsi dei loro hobby e delle loro occupazioni. Con chi sono in conflitto, e chi invece ritengono alleati. Il linguaggio, anche, se sono una componente fondamentale della storia (il maestro Tolkien insegna). Anche se usciamo fuori dal Fantasy, non pensate di cavarvela a buon mercato! Se prendiamo come esempio Storici o romanzi a stampo Politico, dobbiamo occuparci di tediosità quali dinastie, stirpi e chi più ne ha, più ne metta. Far combaciare tutto senza tralasciare il minimo dettaglio è il minimo, per chi si impone di costruire un mondo “a prova di bomba” (ovverosia, a prova di lettore).

L’aspetto morfologico, quindi. Se il tuo romanzo è ambientato nell’epoca dei dinosauri, prendendo come riferimento le attuali condizioni climatiche, la stessa flora e, soprattutto, la stessa mappa territoriale (!) il romanzo si rivelerebbe un grosso flop ancor prima di scriverlo. Curare i particolari, di nuovo, richiede accortezza e buon senso.

 

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APPROCCIO#3: PARTIRE DAL CONCETTO

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Veniamo a noi, finalmente. Questa è la tipologia di scrittura che prediligo – quella usata per cimentarmi con l’universo di Dream Halls – e anche una delle più complesse da mettere a punto. Non è la migliore in assoluto, attenzione! Così come le precedenti, presenta pregi e difetti, e dà il meglio quando combinata con i punti di cui abbiamo già discusso.

Ciò detto.

Fahrenheit 451, il Distopico per eccellenza, è un romanzo che affonda le sue radici in un’idea: quella di un mondo dove possedere o leggere libri viene considerato un reato. Tutto ciò che ci viene espresso da Ray Bradbury durante la storia, con l’evoluzione del pensiero di Guy Montag (da cieco a vedente, da parte della massa a individualità in contrasto con la prima) non è l’unica strada percorribile, bensì una delle tante. Avremmo potuto scegliere di mettere sotto la lente d’ingrandimento un personaggio diverso, come la giovane Clarissa, affacciandoci a una prospettiva simile eppure diversa. Sarebbe cambiata la narrazione, ma non quello che il romanzo si impone di trasmetterci. Non è qualcosa di comune, poiché spesso un libro è definito dal pensiero e dalle azioni del suo personaggio principale. Se l’aveste fatto con Harry Potter, quel romanzo sarebbe ancora stato Harry Potter? No, ovviamente no.

Io stesso sono un amante di questo stile. Spesso gli universi che mi diletto a espandere vengono dominati da un concetto di fondo, piuttosto che fare affidamento su un determinato contesto o una personalità dal tenore caratteristico. Quello di Dream Halls, ad esempio, è uno spazio che trascende le regole della realtà di tutti i giorni. Ma non è un “mondo” nel senso più tradizionale del termine, quanto invece un piano metafisico su cui “avviene l’azione”. Con le sue regole strutturali, ma soprattutto con le sue continue metamorfosi che dipendono dall’incedere delle vicende. Sono quest’ultime a definire i personaggi, e non viceversa. Spesso capita che i titoli vengano scelti alla conclusione del romanzo. Non è una coincidenza se, nel mio caso, il titolo ha definito invece tutto ciò che è raccontato in seguito.

 

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Quale che sia il vostro approccio prediletto, dunque, ripeto che sono tutti metodi perfettamente validi per costruire un’ambientazione in regola con i più grandi successi letterari. Non siete voi a scegliere il vostro stile, bensì il contrario. Una non-regola di fondamentale importanza, da tenere sempre in conto durante la stesura di qualunque progetto.

 

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