Le fate oltre il mondo delle fiabe

 

 

Nell’incontrare un Puck che vi sfida a colpi di castagna marziale, voi come reagireste?

Il mondo delle Fate, lo sappiamo, è difficile da inquadrare entro canoni assodati. Forse per via della loro eccessiva circospezione quando un umano si trova nei paraggi; forse perché di Fate ne esistono di tantissimi tipi (il nostro Puck, sopra menzionato, viene definito un elfo dei boschi, e scopriremo come il confine è molto labile nella cultura tradizionale). Fate, Folletti, Pixie, Driadi. Condividono tutti superstizioni che attingono dal folklore dei tempi più remoti. Pur avendo, ognuno di loro, caratteristiche proprie… finiscono spesso per mescolarsi gli uni con gli altri, dando vita a leggende di respiro comune, e finiamo quindi per considerarle semplici creature mistiche che popolano le foreste.

 

Have you ever seen the Pixies, the fold not blest or banned?
They walk upon the waters; they sail upon the land,
They make the green grass greener where’er their footsteps fall,
The wildest hind in the forest comes at their call.

Da: Nora Chesson, The Pixies World.

 

I Silfi e le Silfidi, Spiriti del Vento, possono essere considerati “gli antenati” di quelle che raggruppiamo comunemente sotto il nome “Fata”. Secondo la mitologia (di origine celtica, ponendo l’accento soprattutto sulla controparte femminile) angeli o Ninfe dell’aria, rappresentate spesso come fanciulle esili e aggraziate che si librano nell’aria indossando morbidi abiti dalle tinte sgargianti. Trascorrono molto tempo occultandosi allo sguardo altrui (l’invisibilità è una loro prerogativa) e cavalcano le correnti senza il minimo sforzo.

 

La commedia “La Tempesta” di Shakespeare li ha resi famosi anche al di fuori delle tradizioni di stampo germanico. Ariel, la Ninfa dell’Aria con il potere del vento e dal sesso ambiguo (concettualmente maschile, eppure dalla natura gentile e delicata); il Silfo che dorme nella corolla di una primula e che osserva il mondo degli uomini seduto su una nuvola di passaggio. Solo più tardi, il termine “Silfo” o “Silfide” verranno usati come sinonimi per indicare “le Fate del Vento”.

 

Le Fate, tuttavia, non sono sempre “quelle delle fiabe”. Dipinte come entità amabili e bendisposte, che si trastullano lontane dai villaggi umani – o anche confondendosi tra loro, giocherellone e inclini ai dispetti più innocenti. Perché tali dispetti, alle volte, si rivelano… più sentiti di quanto non potremmo altrimenti aspettarci.

 

Il mito degli spriggan e il fenomeno dei changeling

 

“Non chiamateci gnomi, ne’ fate. Non vogliamo più essere chiamati così. Una volta era la parola perfetta per designare una grande varietà di creature, ma oggi ha troppi significati […] Se volete darmi un nome, io sono come loro, un folletto. O meglio, sono un Changeling. Noi rubiamo i bambini e ne prendiamo il posto. Il folletto diventa bambino, e il bambino folletto…”

 Da: Keith Donohue, Il bambino che non era vero.

 

Le Fate non possono essere definite malvagie, ma la loro attitudine resta talvolta inspiegabile ai nostri occhi. Preferiscono starsene in disparte, eppure sono curiose circa gli usi e costumi degli esseri umani. C’è di più: talvolta restano talmente affascinate da quello che vedono da… prendere decisioni che definiremmo estreme.

Nel mondo fatato, gli Spriggan sono riconosciuti tra gli esseri più schivi in assoluto. Esemplari che nascono dagli intrecci tra creature del Vento e creature della Terra, sono dei solitari che spesso rifuggono addirittura la vicinanza a quelli della loro stessa specie. All’apparenza gracili e delicati, insofferenti al contatto fisico, assumono con una certa frequenza il ruolo di guardiani dei luoghi mistici nelle foreste popolate da esseri magici.

Dicevamo della loro debolezza fisica. La ragione primaria che conduce gli Spriggan al fenomeno del Changeling: si intrufolano negli accampamenti umani più vicini, scambiando un neonato della loro specie con un neonato umano; si prenderanno quindi cura di quest’ultimo fino a trasformarlo a sua volta in una creatura magica.

I neonati appena nati degli Spriggan conservano tratti spiccatamente umani… fino al compimento dei primi mesi di vita. Occhi e capelli si scuriscono di colpo, i tratti diventano molto più arzigogolati, sfociando in una ruvidezza (e bruttezza, oserei dire) rara. I Changeling urlano, piangono, mangiano… e attirano sfortuna sulla malcapitata famiglia, tanto da essere abbandonati con una certa frequenza fuori dai villaggi umani, lasciati in balia di un orrido destino. Né uomini né fate, solo vagabondi solitari non riconosciuti da nessuno.

 

 

I demonietti della foresta

 

Gli Spriggan possono essere dispettosi (così come le Fate), ma non sono cattivi di cuore. Il fenomeno del Changeling nasce per necessità: essendo gli Spriggan deboli fisicamente (lo abbiamo detto e ripetuto), nel momento in cui uno di loro deve stagliarsi come Guardiano di un determinato luogo, si tende a scegliere tra quelli dotati di migliore costituzione. Uno Spriggan nato umano avrà poteri magici inferiori a quelli della sua specie, ma non erediterà i comuni e ripetuti attacchi di panico che caratterizzano questi esseri.

Se Fate e Spriggan si configurano creature dall’allineamento ambiguo ma di certo non malvagio, non sono però le uniche creature alate ad abitare i boschi. Per restare in tema, prendiamo come esempio i demonietti che proprio il tenero Puck si ritrova ad affrontare durante uno dei suoi peregrinaggi.

I nostri demoni alati prendono vita dal mito di Pazuzu, direttamente dalla mitologia babilonese. Pazuzu viene spesso rappresentato come un essere dalle molteplici caratteristiche: corpo ricoperto di scaglie, ma la testa di un uomo. Testa di un uomo, ma corna da caprone e muso felino. Muso felino, ma zampe da rapace. Soprattutto, due paia di ali e coda da scorpione. La sua progenie condivide con lui gli stessi attributi, scorrazzando nelle foreste e procacciando quelle stesse creature magiche che a prima vista parrebbero suoi lontani parenti.

Spriggan inclusi.

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