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AVERE UN’IDENTITÀ È MEGLIO DI NON AVERLA

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Un consiglio ricorrente da parte di luminari del settore e autori di successo è: mai deragliare dal binario che hai scelto all’inizio del tuo percorso letterario. Motivo per cui, va da sé, prima di orientarsi verso la pubblicazione è bene mettere in chiaro il genere che più ti addice, quello che sei intenzionato a portare avanti per anni e anni a venire, escludendo un pericoloso impantanarsi in una terra di mezzo che non ti porterà da alcuna parte.

Jack of all trades, master of none”. Per tradurlo in italiano, significa essere un tuttofare sprovvisto di una qualifica vera e propria. Esattamente ciò che dobbiamo sforzarci di evitare in tutti i modi. Perché il lettore medio, dopo aver letto le tue prime opere, assocerà in maniera istintiva a quest’ultime un determinato genere letterario, e diventerai per sempre “quello che scrive di…”, senza alcuna eccezione. Sorprendere il tuo pubblico non è mai una cattiva idea, ma sorprenderlo con un prodotto di cui NON è alla ricerca si dimostra il più delle volte una pessima scelta.

I generi aiutano i lettori. A districarsi nel labirinto di opportunità che si vedono scorrere davanti gli occhi, a venire incontro alle aspettative nella scelta di un libro. Se non esistessero i generi, andremmo tutti alla cieca, e ci sarebbero probabilmente molti meno lettori (già non abbondano…). Ma, quando vai in libreria e chiedi di un autore famoso, le opere di quest’ultimo non sono forse raccolte in un unico scaffale?

Esistono le dovute eccezioni, per carità, ma restano rare. Seguire le stesse linee guida diventa allora un modello anche per un emergente.

 

 

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LA CRITICA E LA PUBBLICITÀ

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Quando scegliamo un genere specifico, lo facciamo perché vogliamo destinarlo a un determinato tipo di pubblico. Cristallizzarsi in una propria nicchia è importantissimo. Fondamentale, oserei dire, per uno scrittore (soprattutto se emergente).

La scelta del genere su cui concentrarsi dipende da numerosi fattori, comunque. Cosa ti piace scrivere? Che tipo di libri leggi? Dove ritieni di poter esprimere il massimo del potenziale? Tutte domande che devi porti e poi analizzare con estrema cura, ponendoti l’obiettivo di giungere a risposte che vengano incontro ai tuoi dubbi. Se non hai mai aperto un thriller in vita tua, non puoi cimentarti da subito in un noir o un poliziesco, o sarà facile accumulare brutte figure.

Discorso simile lo si può fare in previsione di pubblicizzare la propria opera. Qual è la sfera in cui ti identifichi? Quale l’ambiente a te più familiare, con cui hai la maggiore affinità? Se frequenti da anni un determinato tipo di circoli, sarai già al corrente delle preferenze di molti tra i bazzicanti del posto. Non è sbagliato puntare a suscitare il loro interesse, rispondendo alle attese di chi conosci anziché facendo leva su quelle di perfetti sconosciuti. Anzi, potrebbe rivelarsi una vera e propria carta vincente.

Infine, scegliere quello con il miglior margine di profitto. Ogni paese ha una sua cerchia di lettori dediti a un singolo genere letterario. In Italia, ad esempio, Rosa e Thriller vanno particolarmente di moda, e chi legge tali generi difficilmente si approccia anche ad altri. Non deve costituire una regola, perché se odiamo quel particolare genere saremmo restii a scrivere secondo gli stessi canoni. Di certo non puoi escludere a priori questa possibilità, tuttavia.

 

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SE VUOI SCRIVERE DI GENERI DIVERSI, FALLO CON UNO PSEUDONIMO

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Se sei ancora un perfetto sconosciuto, magari sei ancora in tempo a lavorare non solo sul tuo stile personale, bensì anche su un rovesciamento a centottanta gradi della tua carriera letteraria. Se non riesci a sfondare in un determinato genere, nulla ti vieta di provarci con un altro. Alle volte può rivelarsi un consiglio nient’affatto banale, poiché se siamo in grado di partorire un certo tipo di storie non è scontato esserne capaci quando ci scontriamo con un genere diverso.

Nel momento in cui diventi un autore affermato (o comunque non proprio esordiente), la situazione cambia. Se hai già un tuo pubblico (vasto o meno che sia), devi rispondere alle domande del tuo pubblico. Venire incontro alle loro aspettative diventa il tuo obiettivo primario, e scegliere di fare un reset totale per dedicarti a tutt’altro è anche una particolare mancanza di rispetto nei loro confronti. Oltre a questo, andrà a disorientare la tua cerchia di lettori. Quando penseranno a te, lo faranno in qualità dello scrittore steampunk degli esordi o di quello noir del periodo successivo?

Guardiamo gli autori di successo mondiale, dopotutto. La Rowling, probabilmente l’esempio più calzante, ha dovuto ricorrere a uno pseudonimo (Robert Galbraith) per pubblicare oltre la sua sfera di competenza (il Fantasy) e non scontentare il proprio pubblico. Anche Stephen King si è comportato allo stesso modo (Richard Bachman) – anche se, in questo caso, il discorso sarebbe da estendere oltre il semplice spostarsi di genere in genere. Se loro hanno deciso di rinunciare all’effetto domino suscitato dal “nome di peso”, non c’è motivo di pensare che tu non possa fare altrettanto.

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